Patrimonio culturale: ** Valle d'Aosta **

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Basilica paleocristiana di San Lorenzo

Archeologia  -  Aosta

Sito incluso nel biglietto cumulativo Aosta archeologica

Sotto l’antica chiesa parrocchiale del Borgo, gli scavi archeologici hanno riportato alla luce la basilica cruciforme paleocristiana, indicata come Concilium Sanctorum , Assemblea dei Santi, perché eretta sulle tombe dei primi martiri, sepolti nell’area cimiteriale romana, sorta a sua volta su un insediamento funerario protostorico.
All’interno sono visibili parti delle strutture liturgiche, la piattaforma reliquiaria con i sepolcri dei tre vescovi vissuti tra il V e il VI sec. (Grato, Agnello, Gallo) ed altri vani tombali databili tra V e VIII sec.

(+39) 3496429216

Cimitero di Sant'Orso

Archeologia  -  Aosta

Nel vecchio cimitero del Borgo di Sant’Orso sono sepolte numerose personalità della cultura, della scienza e della politica valdostana, decedute tra la prima metà dell’Ottocento ed i primi decenni del XX secolo. Vi sorge una cappella neogotica costruita verso la metà del XIX secolo dai Conti Crotti di Castigliole che vi avevano la loro tomba di famiglia.

Nel Novecento il cimitero venne abbandonato come luogo di sepoltura a favore del cimitero aostano di viale Piccolo San Bernardo. L'antico cimitero è visitabile in alcuni periodi grazie all'assocaizione Amis du cimetière du Bourg.

(+39) 3337432902
amisducimetieredubourg@gmail.com

MegaMuseo - Area megalitica di Aosta

Archeologia  -  Aosta

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Uno dei più interessanti siti archeologici della preistoria in Europa ma anche un luogo dove la storia ha continuato a lasciare testimonianze anche nei secoli successivi. 
Vieni ad Aosta ed approfitta delle iniziative e delle visite guidate del museo e scopri tutte le novità del recente e moderno allestimento:  
12.000 metri quadrati di superficie museale, oltre 2.000 oggetti e all’interno il sito archeologico coperto più grande d’Europa.

Il sito archeologico

L’area, riportata alla luce nel 1969, si estende per circa un ettaro e rivela uno dei più interessanti siti archeologici della preistoria in Europa: significative testimonianze di quasi cinque millenni di storia, dai momenti finali del Neolitico ai giorni nostri.
Il termine area megalitica è stato utilizzato per definire sinteticamente il ritrovamento di Aosta, che non presenta finora riscontri, all’infuori di quello, seppur parziale, con il sito di Sion, Petit-Chasseur, in Svizzera.

Per “area megalitica” si intende una porzione di terreno, più o meno estesa ma ben delimitabile, nella quale sono presenti testimonianze monumentali megalitiche multiple e di tipo diverso.
Non si tratta, infatti, di un semplice allineamento di menhir o di stele antropomorfe, oppure di una necropoli o di singole tombe dolmeniche: i ritrovamenti mostrano invece l’esistenza di un’area sacra destinata sin dall’inizio a essere sede di ricorrenti manifestazioni legate al culto e alla sepoltura.

Sono state individuate cinque fasi strutturali che, a partire dal Neolitico recente (fine del V millennio a.C.) e attraverso tutta l’Età del Rame (IV-III millennio a.C.), giunge all’Età del Bronzo (II millennio a.C.).

Configurata dapprima come un santuario all’aperto destinato al culto dei viventi, l’area assume solo negli ultimi secoli del III millennio funzioni funerarie, divenendo una necropoli privilegiata, con tombe monumentali di varia tipologia megalitica.
In ordine cronologico è possibile apprezzare: le tracce di un’aratura propiziatoria (fine V millennio a.C.) seguita dalla creazione di pozzi allineati sul cui fondo trovano posto offerte quali macine unite a resti frutti e cereali.

In un momento successivo (inizi del III millennio a.C.) si ha l’allineamento di almeno 24 pali totemici in legno orientati da Nord Est a Sud Ovest progressivamente affiancati e poi sostituiti da più di 46 imponenti stele antropomorfe, prima vera manifestazione del megalitismo in quest’area, magistrali capolavori della statuaria preistorica.

La destinazione d’uso dell’area si fa nettamente funeraria con la costruzione delle prime tombe megalitiche, probabilmente occupate da membri di eminenti famiglie della comunità, costruite totalmente fuori terra. Protagonista esemplare è la cosiddetta “Tomba 2”, eretta su un’insolita piattaforma triangolare di pietrame, utilizzata per quasi un millennio come sepoltura collettiva ospitante i resti di ben 39 individui.

Il museo

Visitare il museo comporta una discesa temporale dall’odierno alla preistoria: lungo un tragitto costellato da immagini riferite alla storia umana, le passerelle dall’ingresso del museo conducono il visitatore al livello del sito archeologico vero e proprio (a circa 6 metri sotto il livello stradale).

Si apre allo sguardo un ambiente grandioso: attraversando la dimensione del tempo, i toni delle luci colorano l’atmosfera che avvolge i reperti archeologici, il dolmen, le stele abbattute, le piattaforme, le tracce delle arature. La visita è un continuo affaccio sul sito archeologico, in una sorta di costante dialogo “interno-museo / esterno-sito”.
Spiegazioni, approfondimenti e interpretazioni sono disponibili su apparati didattici e multimediali.

Da non perdere:

  • la suggestiva Rampa del Tempo arricchita da elementi tridimensionali
  • la sorprendente Sala immersiva
  • la Grande Sala delle Stele dove ammirare 46 stele antropomorfe ritrovate nel sito.
  • La sezione dedicata alla Protostoria che illustra i grandi cambiamenti verificatisi nell’area all’inizio del II millennio a.C., quando la funzione agricola prende il sopravvento su quella funeraria: si possono osservare numerose orme umane impresse nel terreno arato ritrovate in occasione dei più recenti scavi archeologici. In questo spazio, inoltre, si apprezza il grande tumulo funerario dell’Età del Ferro (I millennio a.C.) con il suo piano di calpestio originale.
  • al piano superiore protagonista è l’epoca romana declinata in due sezioni: una dedicata alla vita quotidiana in ambiente rustico, e l’altra alle necropoli scavate nel corso degli anni lungo la strada, al di sotto della chiesa parrocchiale e della scuola materna: si trovano 20 tombe connotate da corredi ricchissimi, nonché da pratiche e rituali funerari molto diversi tra loro per cronologia e tipologia.
  • conclude il percorso la sezione medievale che presenta le testimonianze gravitanti intorno alla chiesetta romanica di Saint Martin.

Presenti anche un ampio spazio relax, un'area dedicata ad esposizioni temporanee e una sala conferenze di 160 posti.

 

(+39) 0165552420
beniculturali@regione.vda.it

Pietre coppellate

Archeologia  -  Hône

Si tratta di massi o pietre sui quali sono stati incisi, con pietre dure o punteruoli metallici, piccoli buchi concavi a forma di coppa. Questi reperti preistorici risalgono alla tarda Età del Bronzo e all’ Età del Ferro. L’uso di queste incisioni non è ancora chiaro: alcuni studiosi pensano che le pietre coppellate servissero per svolgere riti religiosi e propiziatori. Nel territorio di Hône le pietre coppellate sono situate a Montoulin (900 m) e in località Plan Priod (465 m).

Insediamento protostorico al Monte Tantané

Archeologia  -  La Magdeleine

Gli scavi cominciati nel 2003 per individuare l’insediamento protostorico situato ai piedi della piramide rocciosa del Monte Tantané, sono stati seguiti da sei successive campagne di ricerca - sino al 2010 - e sono a tutt’oggi lungi dall’essere conclusi.
Interessanti tradizioni leggendarie si riferiscono a questo sito, localmente conosciuto come Le Reparé du Tantané .
L’abitato del Monte Tantané risulta costituito da due gruppi diversi e contigui di capanne, separati da un breve pendio. Il gruppo superiore (“morena”, 2441 m s.l.m.), presenta una serie di 25 capanne adiacenti, allineate all’incirca in direzione nord-sud e dispone di un valloncello delimitato da due cordoni morenici ai piedi del ghiaione del Monte Tantané. Il gruppo inferiore (“abitato”, 2425-79 m s.l.m.) è disposto su un largo pendio a terrazzi digradante verso nord. Gli scavi hanno finora messo in luce 10 capanne sul terrazzo sommitale dell’abitato e 3 capanne sul terrazzo immediatamente sottostante. Si stima che il complesso dell’abitato possa comprenderne circa cinquanta, un numero assai maggiore rispetto al gruppo superiore della morena. Si tratta nell’insieme di un insediamento assai considerevole, per via dell’altitudine della sua collocazione.

Le capanne sono state costruite in muratura a secco, usando blocchi allungati di circa 60 cm. La loro forma è molto variabile, da quadrata a rettangolare, da ovale a circolare, a poligonale. Sono di solito adiacenti, a formare piccoli agglomerati o allineamenti. Non è ancora evidente il tipo della loro copertura, che doveva essere ligneo.

I reperti archeologici ritrovati nelle capanne comprendono ceramiche, utensili in pietra ollare, in ferro, in bronzo e alcune monete celtiche. Sono inoltre presenti oggetti in legno e abbondanti testimonianze di semi commestibili (cereali, leguminose). Questi reperti consentono di datare l’epoca dell’abbandono dell’insediamento al I secolo a.C., ovvero alla fase conclusiva dell’Età del Ferro, mentre allo stato attuale delle ricerche non è ancora precisabile il periodo della sua fondazione.

L’interrogativo maggiore riguardo a questo insediamento stagionale di alta quota rimane comunque quello relativo alla sua funzione, se si prescinde da quella pastorale o di alpeggio; è possibile ipotizzare che alcune attività di tipo economico si siano sviluppate in relazione alle risorse presenti sul sito, così come non sono da escludere funzioni di tipo militare-strategico, di controllo del territorio o di rifugio.

Sito protostorico di Lignan

Archeologia  -  Nus

L’insediamento protostorico di Lignan, noto come “castelliere”, costituisce un interessante esempio a livello architettonico ed urbanistico per la sua pianta ellittica a struttura radiale.

Posto su un’altura rocciosa completamente isolata, a 1.546 metri di altitudine a strapiombo sul vallone di Saint-Barthélemy, esso costituisce un tipico esempio di luogo naturalmente fortificato scelto come sede di abitato in età preromana.
Tra la tarda Età del Bronzo e gli inizi dell’Età del Ferro (circa 1200-900 a.C.) il fenomeno storico della progressiva risalita degli insediamenti da posizioni di pianura, o di fondovalle, a quelle di altura appare generalizzato in tutto l’arco alpino per esigenze difensive in concomitanza con i primi movimenti celtici dalle regioni transalpine dell’Europa Centrale verso meridione.

L’intera area ellittica, di circa 60 metri, è stata utilizzata per l’edificazione delle strutture in muratura a secco. Un muro perimetrale continuo segue il ciglio dello strapiombo. L’unico accesso possibile all’abitato, una sorta di rampa, deve trovarsi sul suo lato nord-ovest, esattamente sottostante quindi all’accesso attuale.

Il sito è raggiungibile in circa 10 minuti a piedi con un sentiero segnalato lungo la Strada Regionale 36 che sale da Nus a Saint-Barthélémy, la visita è libera.

Sito archeologico sottostante la chiesa di Saint-Vincent

Archeologia  -  Saint-Vincent

Sito archeologico temporaneamente chiuso

Il sito archeologico sottostante la Chiesa parrocchiale di Saint-Vincent testimonia tracce di attività riconducibili già alla fine dell’età del bronzo / età del ferro.
In epoca romana (II - IV secc. d.C.) si riscontrano vari nuclei di strutture con funzione termale.
Dopo l’inizio del V secolo d.C. l’area fu occupata da sepolture orientate in senso est-ovest, tipiche della prima cristianità. La loro presenza sembra aver determinato la nascita di un primo edificio a carattere funerario, seguito da ulteriori fasi di sepolture nei secoli VII e VIII che precedono l’impianto della chiesa romanica.

Un apposito percorso di visita corredato di pannelli didattici divulgativi e di supporti multimediali condurrà il visitatore alla scoperta del sito.

(+39) 0166512867
(+39) 3297395561
parrocchia_stvincent@libero.it

Casa medievale di Ayez

Architettura  -  Allein

Questa casa-monumento si trova in frazione Ayez, poco prima del capoluogo di Allein.
Risalente al XV secolo, è interamente in pietra a vista ed è costruita quasi senza far uso di malta. L’edificio presenta alcune interessanti finestre in pietra lavorata, con il caratteristico motivo a chiglia rovesciata.

L’antico edificio ristrutturato ospita il museo permanente del Carnevale della Coumba Frèida che presenta i costumi delle Landzette, le tipiche maschere carnevalesche della valle del Gran San Bernardo, accompagnati da testi, video e fotografie. Il carnevale della Couma Freide è uno dei più caratteristici dell’arco alpino.

Ru du pan perdu

Architettura  -  Antey-Saint-André

Dalle frazioni di Grand Moulin e Covalou sono visibili i resti dell’acquedotto con le sue maestose arcate addossate alla montagna.

Si tratta di un antico acquedotto, probabilmente risalente al 1300, che porta le acque del torrente Marmore verso i campi della media Valle. Oggi queste imponenti opere vengono denominate con i termini di “rus morts” o “rus du pan perdu”, a causa della loro vetustà e dello stato di degrado in cui versano.

L’itinerario alla scoperta del “Ru du pan perdu” parte dal piazzale A. Rolando, adiacente all’ufficio del turismo, seguendo in parte il sentiero escursionistico n° 105; la parte finale del sentiero non è sempre ben visibile, il dislivello è di m 175 e la durata è di circa 30 minuti.

Acquedotto Grand Arvou

Architettura  -  Aosta

Sopra Aosta, nella frazione Porossan, in località Chiou, si trova questo maestoso ponte-acquedotto, situato sul canale “ru Prévôt”. Si tratta di una spettacolare costruzione in muratura di pietrame e calce, parzialmente intonacata, lunga circa 70 metri, che permette al canale di superare il sottostante vallone percorso dal torrente Parléaz, tra le località Neyves e Serod (Porossan) di Aosta. Il ponte ha l’aspetto di un maestoso edificio e questo sia perché dotato di un tetto di copertura in lose, sia per la presenza di alcune finestrelle che illuminano l’interno permettendone l’ispezione.

I “rus” sono opere di canalizzazione per portare l’acqua nelle zone più aride della regione.
Questa fitta rete di canali, la più completa e organizzata della catena alpina, è riconducibile al Medioevo, fra l’inizio del XIII e la fine del XV secolo, quando il clima caldo e asciutto e la scarsità delle precipitazioni resero necessarie nuove strutture irrigue. I rus, passando attraverso boschi, pascoli e colline, scendono fino alla vallata centrale, convogliando verso gli abitati l’acqua attinta dall’alto corso dei torrenti, rendendo fertili i costoni montuosi.

Il Ru Prévôt prende il nome dal prevosto della Cattedrale Enrico di Quart che lo fece edificare nel 1288 e comprende nel suo tracciato l’acquedotto di Porossan, lungo 70 metri, definito dall’abbé Henry, storico, scrittore e alpinista, “uno dei più bei monumenti che ci abbia conservato il Medioevo”.

Casa di Sant'Anselmo

Architettura  -  Aosta

La tradizione vuole che questo edificio, ubicato in via Sant’Anselmo 66, abbia visto nascere Anselmo d’Aosta (1033 – 1109), che sarebbe diventato abate del monastero di Bec in Normandia e poi arcivescovo di Canterbury in Inghilterra.
Anselmo d’Aosta è famoso come teologo e filosofo; il suo nome è in particolare legato alla prova “ontologica” dell’esistenza di Dio.

Proprietà privata - non visitabile.

Hôtel des Etats

Architettura  -  Aosta

È l’appendice occidentale (a sinistra, guardando la facciata) del palazzo del Municipio di Aosta. L’edificio è stato eretto nel 1724 (è quindi antecedente al Municipio); in esso si svolgevano le sedute dell’Assemblea Generale degli Stati, presieduta dal Vescovo e dal Balivo, si riuniva il “Conseil des Commis” ed avevano sede gli archivi del Ducato di Aosta.

Attualmente il palazzo ospita alcuni uffici comunali, nonché esposizioni temporanee.

Sito non accessibile ai disabili.

Municipio - Hôtel de Ville

Architettura  -  Aosta

Il grande palazzo porticato in stile neoclassico fu costruito nel 1839 sul sito del convento francescano dei Cordeliers, gravemente danneggiato dalle truppe rivoluzionarie francesi.
Le due fontane ottocentesche sulla facciata simboleggiano i due corsi d’acqua della città, la Dora Baltea e il Buthier.
La piazza antistante, oggi dedicata a Emile Chanoux, martire della Resistenza, fu ricavata demolendo la chiesa di San Francesco, annessa al convento.
In orario di apertura degli uffici comunali, si possono visitare lo scalone e l’atrio, in cui si trova un pregevole plastico della Valle d’Aosta.

Palazzo Ansermin

Architettura  -  Aosta

Edificio, ricco di elementi architettonici degni di nota, situato in via Porta Praetoria 42-52, ma accessibile anche da piazza Plouves.
E’ stato costruito all’inizio del XVIII secolo da François René di Nus (era infatti chiamato “Palazzo dei baroni di Nus”).

La proprietà passò nel 1800 alla famiglia Ansermin.
Durante la costruzione dell’Hôtel de Ville (1836 – 1842) il palazzo ospitò gli uffici amministrativi della città di Aosta.

Privato - visitabile l’androne

Palazzo Roncas

Architettura  -  Aosta

Situato sulla piazza omonima, il palazzo fu fatto costruire nel 1606 da Pierre-Léonard Roncas, primo segretario di stato del Duca di Savoia Carlo Emanuele I. Divenne in seguito sede dell’amministrazione sabauda, di sottoprefettura in età napoleonica e di intendenza.
Le volte dell’atrio, dello scalone e del loggiato che si affacciano sul cortile interno sono decorate con affreschi di scuola italiana, raffiguranti scene mitologiche, naturalistiche e con segni dello zodiaco, di gusto manieristico.

Il palazzo, in passato sede del comando del Gruppo Carabinieri di Aosta, non è visitabile

Palazzo Vescovile

Architettura  -  Aosta

Sito in Via des Sales n° 3, il palazzo vescovile, restaurato alla fine del XIX secolo, è collegato con la Cattedrale di Santa Maria Assunta per mezzo di una galleria, iniziata nel 1667 e terminata circa un secolo più tardi.
Nel salone detto “di Cognia” si tennero, tra il 1222 e il 1466, le Udienze Generali, un’ istituzione di giustizia tenuta periodicamente dai duchi di Savoia.
In un’altra sala sono invece conservati medaglioni affrescati con i ritratti dei vescovi aostani.

Il Borgo Medievale di Ville

Architettura  -  Arnad

Il borgo comprende la casa forte dell’Ohta, interessante complesso signorile sviluppatosi attorno ad una torre alto-medioevale di notevoli dimensioni, con mura dello spessore di oltre due metri e l’ingresso posto a circa 8 metri dal suolo.

Nel XIV secolo l’abitato era probabilmente chiuso da una vera cinta muraria oppure mediante la giunzione delle case periferiche.
Nelle franchigie concesse agli uomini di Arnad nel 1321 da Amedeo di Vallaise, infatti, era previsto che il signore potesse ordinare l’esecuzione delle migliorie necessarie alle mura del borgo.
Oltre ad alcune case appartenute ai signori del luogo, che ancora presentano tratti “nobili”, sono numerose le case dei notabili, notai e funzionari signorili che hanno mantenuto pregevoli particolari architettonici quali ampi saloni, grandi camini e graziosi “viret o tornette”.

Ponte di Echallod

Architettura  -  Arnad

Il ponte di Echallod è un ponte pedonale in pietra, tra i più pittoreschi della Valle d’Aosta, costruito tra il 1770 e il 1776.

Restaurato più volte nel corso dei secoli, collega le frazioni di Echallod superiore ed inferiore agli altri villaggi del comune di Arnad, situati sulla sinistra orografica del fiume Dora Baltea.

La struttura simmetrica a schiena d’asino poggia su tre arcate sostenute da robusti contrafforti. Sulla spalla destra si trova un’edicola a protezione dei viandanti.
Si attraversa a piedi percorrendo l’itinerario escursionistico Cammino Balteo (tappa 22) che qui si sovrappone al tracciato della Via Francigena.

Borgo medievale e Ospizio di Leverogne

Architettura  -  Arvier

La frazione di Leverogne presenta un interessante sviluppo urbanistico del borgo medievale, con diversi edifici degni di nota. Il ponte del villaggio costituiva un passaggio obbligato per superare la forra sul torrente  ed accedere alla Valgrisenche ed al Col du Mont, collegamento privilegiato fra la Valle d’Aosta e la Maurienne.
Leverogne era, dunque, un luogo di transito di pellegrini, di commercianti e di avventurieri.

Nel 1368, proprio con lo scopo di accogliere i pellegrini, Pierre Socquier fondò un ospizio che offriva una cucina, una camera da letto ed una cantina.
Ancor oggi, sulla facciata dell’antica casa, possiamo ammirare il ciclo pittorico quattrocentesco delle “Opere della misericordia” che venivano messe in pratica offrendo un piatto di minestra ed un giaciglio ai viandanti.

Risalendo il corso della Dora di Valgrisenche, si incontrano ancora i resti di un ponte romano.

Leverogne custodisce anche una memoria dolorosa della storia più recente.
Il 13 settembre 1944, una violenta rappresaglia nazi-fascista segnò tragicamente questo luogo, causando la morte di 13 innocenti e portando alla distruzione di una parte significativa dell’abitato di Leverogne, oltre alla quasi totale devastazione dei villaggi di Rochefort e Chez-les-Garin. Un evento che resta impresso nella memoria collettiva, a testimonianza del sacrificio e della resistenza di un territorio.

La tornalla di Ozein

Architettura  -  Aymavilles

Nella località Pos del villaggio di Ozein sorge un’antica costruzione con una torre tonda, la Tornalla. Si tratta di una casaforte del XV dotata di una scala a chiocciola che viene anche comunemente chiamala “casa del Vescovo” ma non è chiaro da dove derivi questa definizione.
La costruzione, di proprietà privata, è ormai ridotta a rudere e si raggiunge percorrendo la stradina che si trova sulla sinistra rispetto alla Chiesa di Ozein.

Case monumentali del Borgo medievale di Bard

Architettura  -  Bard

Il borgo di Bard sorse come tipico insediamento di attraversamento, con le abitazioni allineate lungo i lati dell’antica via consolare delle Gallie di epoca romana. Luogo di sosta e di pagamento di pedaggi, l’abitato mantenne la sua importanza anche durante il Medioevo, trovandosi sulla direttrice che da Canterbury conduceva a Roma: la Via Francigena.

Sulla strada fra Bard e Donnas si trovano i ruderi di una struttura assistenziale dedicata ai pellegrini. Si tratta della cappella di Saint-Jean-de-la-Pierre fondata verso il 1150 insieme all’annesso ospizio, dai cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, il cui statuto prevedeva l’obbligo di fornire vitto e alloggio ai viandanti che percorrevano la via consolare.
Vestigia romane dell’antica Via Consolare si trovano lungo il sentiero lastricato che congiunge Bard a Donnas. In una saletta del bar situato di fronte al ponte medievale è visibile un’arcata a tutto sesto di un piccolo ponte di epoca romana.

Nel borgo medievale numerosi sono gli edifici risalenti ai secoli XIII-XVI ed oltre venti costruzioni sono state classificate come “case monumentali”. Le loro facciate presentano infatti notevoli elementi di valore storico e architettonico.

  • Casa Challant - Mostra dettagli architettonici e decorativi simili a quelli del castello di Issogne. Costruita verso la fine del XV secolo, fu abitata dal Conte Filiberto di Challant, castellano di Bard tra il 1487 e il 1517. E’ caratterizzata da finestre a chiglia rovesciata e da altre a crociera.
  • Casa Valperga - Risalente al XVI secolo, presenta alcune interessanti finestre a crociera e resti di decorazione pittorica. Al centro si trova una finestra a bifora e porzioni di affreschi che rappresentano antichi stemmi nobiliari, fra i quali quello della famiglia Valperga.
  • Casa Nicole - Costruita in parte al di sopra della porta occidentale di accesso al borgo di Bard, il palazzo conserva, sulla facciata, i segni dei proiettili sparati durante l’assedio al forte di Bard da parte dell’esercito di Napoleone nel maggio del 1800. Il Palazzo forma una torre alla cui sommità vi è la finestra quadrilobata della cappella; quest’ultima fu affrescata nel 1758 dal pittore Giovanni Antonio di Biella.

Da segnalare anche la Casa del Vescovo, la Casa Urbano, che comprende un antico mulino, la Casa Ciuca che conserva un antico “viret” (scala a chiocciola in pietra) e la Casa della Meridiana.
La fontana al centro del borgo, costruita nel 1598 è affiancata da una singolare colonna in pietra alta 170 cm sulla cui sommità è scolpita una testa umana denominata “Il Mascherone”.

Nel borgo sono ancora visibili i resti di un vecchio torchio, rimasto in funzione fino al 1940.

Diga di Place Moulin

Architettura  -  Bionaz

La gita alla diga di Place Moulin, opera di rilievo europeo, è alla portata di tutti perché è possibile arrivare in automobile fino in prossimità dell’invaso.

L’alta valle di Bionaz vide il suo paesaggio modificarsi radicalmente tra il 1961 ed il 1965 per via della costruzione dell’enorme diga di Place Moulin. Lo sbarramento ha creato il lago di Prarayer, un bacino artificiale chiuso tra le montagne. Sullo sfondo si vedono le Petites e les Grandes Murailles con i loro imponenti ghiacciai.

Si tratta del bacino d’acqua più grande della regione ed uno degli sbarramenti più grandi d’Europa. Di seguito alcuni dati per comprenderne l’imponente aspetto:

  • lo sbarramento è alto 155 metri ed ha una lunghezza di 678 metri
  • lo spessore massimo alla base dello sbarramento è di 47 metri mentre è di 6 metri in cima
  • il volume dello sbarramento è di 1.510.000 metri cubi di cemento
  • il livello massimo raggiunto dall’acqua è di 1.969 m sul livello del mare
  • la capacità dello sbarramento è di 105 milioni di metri cubi.

L’impianto può essere visitato liberamente all’esterno, ma previa prenotazione è possibile usufruire di un tour guidato all’interno nel periodo da maggio a settembre. Lo sbarramento è ispezionabile su più livelli, che scendono anche sotto le acque del lago e sono collegati tra loro da scale e da un ascensore. All’interno si trovano numerosi macchinari e apparecchiature, legati sia al funzionamento della diga, sia al controllo delle condizioni di sicurezza.

Il lago di Place Moulin è fiancheggiato da una strada sterrata poderale chiusa al traffico: questo percorso costituisce una pianeggiante e comoda passeggiata (1 ora di cammino) che in mezzo a rocce scoscese, cascate d’acqua, prati e boschi conduce allo storico alpeggio di Prarayer e all’omonimo rifugio.

(+39) 0166823064
cislaghi.vania@cva-ao.it

Stazione sciistica di Breuil-Cervinia

Architettura  -  Breuil-Cervinia

L’alpeggio del Breuil, con il nome di Cervinia, divenne nel 1935 una delle prime stazioni nate per il turismo invernale. I primi fabbricati sorsero dispersi sul territorio in posizione panoramica. La ripresa dell’edilizia negli anni ’50 conduce alla realizzazione di due edifici emblematici della costruzione in montagna, il Rifugio Pirovano, di Franco Albini, e la Casa del Sole, di Carlo Mollino.

La Casa del Sole risalta per la sua verticalità che si conclude in alto con la sovrapposizione di un volume pieno e scuro, una vera villa sul tetto. Il fronte sud appare frazionato da lunghe balconate progressivamente più sporgenti nei piani superiori.

Negli anni ‘60/’70 sorgono complessi di edifici come Cielo Alto o il Complesso Giomein. Il Giomein è’ un edificio continuo che si sviluppa a rosario a partire dall’albergo che costituisce il “cuore” dell’insieme. A questo è collegato il blocco delle residenze collettive e quello dei negozi. Tutto il complesso è caratterizzato formalmente dallo sviluppo verticale a spigolose canne d’organo. I materiali sono il rame per il tetto, la pietra oppure le tavole di larice orizzontali per le pareti. La stazione di ski-total di Cielo Alto è suddivisa in tre nuclei distinti. Il complesso è composto da una serie di edifici posti ai lati di una strada di collegamento che sale a una quota sempre più elevata. Al rigido blocco alberghiero più basso segue un interessante corpo concavo, un altro con copertura a profilo ondulante ed infine due blocchi pressoché cilindrici. I materiali usati sono stati essenzialmente due: il calcestruzzo a vista per le parti esposte alle intemperie ed il legno per le parti protette.

Il Rifugio Pirovano richiama in modo libero le modalità costruttive del fienile rurale, il rascard, evidenziando i grandi pilastri tronco-conici in pietra che sostengono la parte alta della costruzione, con l’interposizione di distanziatori a forma di fungo. La leggerezza delle strutture lignee interpreta in modo razionale la gravità dei modelli cui si ispira.

Casa Yonzo

Architettura  -  Brusson

Casa Yonzo, attuale sede della biblioteca comunale, si trova nel centro storico.

Era una costruzione contadina all’interno della quale si trovavano sia i locali per la vita familiare sia quelli adibiti alla conduzione dell’attività agropastorale ed inoltre una bottega e una sala della “Congregazione di carità”. Dal punto di vista architettonico si distingue dalle altre costruzioni del villaggio per lo schema della pianta, il volume, la ricchezza in elementi decorativi e le modalità di circolazione fra i vari livelli.

I dipinti di Notre – Dame des Ermites e di Sant’Antonio da Padova sul pilastro a ovest portano l’uno la data 1748 e l’altro il nome del committente Jean Lateltin . I Lateltin, provenienti da Gressoney, compaiono a Brusson nel XVII secolo.
L’ambiente più bello è la corte coperta, sovrastata da una bella balconata in legno. La balconata e la corte, ben visibili anche dall’esterno, il pilastro con i dipinti, la bella croce in legno, il grande arco ribassato che sovrasta l’antico ponte d’ingresso e la prevalenza dei vuoti sui pieni rendono la facciata ovest architettonicamente molto interessante.

0125/301004
biblioteca.brusson@tiscali.it

Mulino di Ruvère

Architettura  -  Challand-Saint-Anselme

Nella frazione di Ruvère, che sorge lungo le rive dell’Evançon all’imbocco del vallone di Chasten, si utilizzavano le acque per il funzionamento dei mulini per la macinazione delle granaglie e la produzione dell’olio di noci.
A ricordo di questa attività rimane un mulino completamente ristrutturato.
Durante il periodo estivo è visitabile e sede di mostre (per avere la disponibilità della sede espositiva è necessario inoltrare una domanda presso l’amministrazione comunale) .

0125.965214
info@comune.challand-st-anselme.ao.it