Patrimonio culturale: Oyace

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La Tornalla

Castelli e torri  -  Oyace

In posizione isolata rispetto al capoluogo, la torre castellata viene citata già in un documento del 1197 che parla di un “allodio ad Ayacy” donato da un certo Ricalmo alla chiesa di Sant’Orso. Appartenuta prima a dei non meglio precisati Signori di Oyace, fu fatta smantellare da Amedeo IV, conte di Savoia.
La sua caratteristica più interessante è costituita dalla pianta ottagonale, un unicum in Valle d’Aosta.
Una leggenda creata dalla fantasia popolare narra che la torre sarebbe stata costruita da un gruppo di Saraceni rifugiatisi in Valpelline intorno al 1000 d.C.

Chiesa parrocchiale di San Michele

Chiese e santuari  -  Oyace

La Chiesa Parrocchiale di Oyace, dedicata a San Michele, sorge nel cuore del borgo e custodisce secoli di storia.
Costruita nel 1788 - in sostituzione di una cappella del 1623 - è stata ampliata nel 1914, data di realizzazione dei particolari affreschi di Margotti, tra cui una singolare “moltiplicazione dei pani” con Cristo seduto nella pittoresca località Le Ile.
L'altare maggiore in stile barocco, pur privo degli angeli originari, resta un pregiato esempio di arte sacra.

Restaurata nel 2018, la chiesa ospita anche un piccolo museo con opere e oggetti di culto.

Oyace, ieri e oggi

Musei  -  Oyace

L’esposizione permanente “Oyace, ieri e oggi”, allestita presso il salone Linda Gorret, nasce con l’intento di far conoscere il paese di Oyace attraverso uno sguardo che unisce memoria e presente. Senza ambizioni di esaustività, il percorso propone una presentazione del borgo che invita a non dimenticare il passato e a osservare, con occhi consapevoli, le trasformazioni che nel tempo hanno caratterizzato questo piccolo comune della Valle d’Aosta.

In occasione del centenario della nascita di Linda Gorret (Parigi 1915 – Aosta 1982), figlia di emigranti valdostani, è stata pubblicata – a cura del nipote Federico Zoja – una raccolta dei suoi scritti giovanili. Poesie, lettere, pensieri e racconti di viaggio, datati tra il 1928 e il 1940, restituiscono la voce sensibile e lucida di una giovane donna alla ricerca delle proprie radici.

Seguendo le tracce dei genitori, Linda giunge a Oyace, paese natale dei nonni, dedicandogli pagine intense e cariche di emozione. Racconta la chiesa del borgo, dove ancora oggi è visibile la lapide dedicata ai caduti della Grande Guerra, tra cui compare il nome dello zio Jean-Pantaléon Petitjacques – la torre medievale, i paesaggi incantevoli e la vecchia casa materna, luoghi che diventano simboli di appartenenza e identità.

L’intitolazione “rosa” del salone comunale a Linda Gorret valorizza la figura di una donna valdostana dal forte spirito libero e dall’acuto senso critico, in un’epoca in cui la libertà era privilegio di pochi. Figlia, moglie e madre, Linda fu animata da una profonda natura creativa, espressa attraverso la scrittura, la pittura e il teatro. Nei suoi testi si interroga sulle proprie origini, sulla sua identità franco-italiana e sui grandi eventi storici che scuotevano l’Europa alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale.

 

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